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giovedì 21 agosto 2014

Un successo il Ricordo di Henny Romanin nel Cicolano

Oltre cento gli ospiti giunti nel “Giardino Socratico” di Mariachiara Durastante a Sant'Elpidio di Pescorocchiano (Rieti)

Henny Romanin
(Foto ed elaborazione grafica Marco Di Vincenzo)
La “voce” del Professor Henny Romanin, gentile, saggia e intelligente, ha ancora una volta richiamato tantissime persone, tra amici di una vita, ex-alunni e gente accorsa con la curiosità di conoscere meglio il grande storico di Petrella Salto scomparso prematuramente nel 1998. In più di cento, infatti, hanno accolto l’invito della Professoressa Mariachiara Durastante che, aprendo i cancelli della splendida villa di Sant’Elpidio di Pescorocchiano (Rieti), ha voluto celebrare la vita e le opere del Romanin in uno scenario suggestivo, dominato dalla vetta del Velino e dalle verdi alture della Valle del Salto.
La manifestazione si è svolta nel pomeriggio di martedì 19 agosto. Organizzato e moderato dai fondatori dell’Associazione “Il Giardino Socratico” – la Presidente Mariachiara Durastante ed il Vicepresidente Matteo Di Vincenzo – il convegno è stato inaugurato dalle Istituzioni locali, che, optando per un profilo legato al ricordo personale, hanno messo in risalto l’insegnamento di Henny Romanin e la necessità di applicare il suo esempio per un rilancio socio-economico del territorio. A prendere la parola sono stati Madre Elisabetta D’Angeli delle Suore Francescane di Santa Filippa Mareri di Borgo San Pietro (per l’occasione portavoce del messaggio di Madre Margherita Pascalizi e di S. Ecc. Mons. Delio Lucarelli, Vescovo di Rieti), i Consiglieri delegati dalle Istituzioni locali Bonventre (Pescorocchiano), Miarelli (Petrella Salto) e Valente (Fiamignano) e il Sindaco di Tornimparte Giammaria.
Magistrali le relazioni dei Professori Tersilio Leggio e Ileana Tozzi, che di Romanin erano amici prima ancora che colleghi di ricerche storiche nel territorio. Il profilo scientifico, ricco ed elegante, dei loro interventi ha magnificato il prestigio e l’autorevolezza dell’evento, essendo stati innumerevoli gli spunti di riflessione e gli inviti proposti dai due studiosi perché si prenda finalmente coscienza della ricchezza storica e culturale della Valle del Salto. Consapevolezza, questa, ben salda nella mente e nel cuore di Henny, che amava dispensare cultura attraverso i suoi numerosi libri e articoli, colti ma non conformi al puro stile accademico, come ben ricordato dal figlio Michele, che ha parlato in rappresentanza della Famiglia, presente, e dall’Assessore reatino Giuli, che ha espresso un commosso ricordo da ex allievo del Professore.
“Il Giardino Socratico”, al quale hanno preso parte anche Tiziano Bartoletti, Elisa Camilli, Antonia Di Genova, Stella Fabri, Giuseppe Ranucci e Silvia Ridolfi, ha dato prova ancora una volta del bisogno di esaltare cultura e dibattito nel Cicolano, proprio come ha amorevolmente insegnato – e continuerà ad insegnare – la “voce da non spegnere” di Henny Romanin. 

domenica 3 agosto 2014

Il Giardino Socratico della Valle del Salto ricorda Henny Romanin

COMUNICATO STAMPA

Il 19 agosto p.v. alle ore 17.00 presso Villa Durastante in Sant'Elpidio di Pescorocchiano (RI) si svolgerà il Ricordo di Henny Romanin, stimato ed amato insegnante del territorio, che dedicò parte della vita ad una ricerca approfondita ed attenta sulla storia e sulle tradizioni della Valle del Salto.
Il Giardino vuole rendergli omaggio insieme ai familiari, agli amici e ai colleghi. Oltre alla Prof. Mariachiara Durastante, Padrona di casa e Presidente dell'Associazione "Il Giardino Socratico", interverranno:

Prof. Tersilio Leggio
Storico 
Riscoprire la storia del Cicolano nel 2014: come recuperare e proseguire l’esperienza di Henny Romanin in un territorio ai margini del dibattito culturale

Prof. Ileana Tozzi
Museo dei beni ecclesiastici della Diocesi di Rieti 
Il Sacro, la religiosità e il misticismo nel Cicolano: riflessioni sulla ricerca storica e spirituale di Henny Romanin tra Santa Filippa Mareri e Santa Maria Apparì

Madre Margherita Pascalizi
Suore Francescane di Santa Filippa Mareri - Borgo San Pietro (RI)
Henny Romanin: il professore, l’amico

Saranno inoltre esposte opere pittoriche di Henny Romanin e di talentuosi artisti del territorio.

Per informazioni e per dare conferma della propria partecipazione inviare un'email all'indirizzo eredi.vespasiano@gmail.com. Ingresso libero.

sabato 15 marzo 2014

"Sogno o son desto (in tempi di crisi)?": voglio raccontare la speranza

Con questo mio racconto, che ieri in Campidoglio a Roma ha ottenuto un importante riconoscimento in occasione del Premio Nazionale "Alberoandronico", desidero inviare un educato ma forte grido di speranza. Perché sia la volta buona che il sogno del protagonista trovi un posto concreto nella realtà.



SOGNO O SON DESTO (IN TEMPI DI CRISI)?


È già ora di alzarsi, sono le sette. Il pendolo del salottino scandisce il tempo puntuale come se fosse svizzero, mentre questa odiosa marimba della sveglia del telefono ha il suono più metallico di quello che si sente in un’acciaieria. Devo assolutamente cambiare suoneria, ma ci penserò dopo.
Io e i miei soliti, quotidiani problemi di rigidità articolare... Ma ho trent’anni! Possibile che alla mia età sia già così pieno di dolori alla schiena e alle spalle? Sono costretto ad inaugurare come uno straccio questo faticosissimo lunedì mattina!
Più mi guardo allo specchio, più non mi riconosco: sono troppo stanco! E meno male che ho fatto la doccia ieri sera, perché adesso non ho proprio le forze.
L’unica consolazione che mi rimane è il cibo: come diceva quel professore di patologia generale sul cibo? Ah sì, che le endorfine danno piacere! E meno male, perché ho fame e non sto in piedi. Zuccheri, zuccheri, mi servono zuccheri: la «botta» di cortisolo è ancora lontana.
Non capisco come faccio ad essere così disordinato: non è normale che uno di trent’anni debba prepararsi la colazione trovandosi tra i fornelli un trial clinico e un lavoro scientifico sulle endocarditi infettive. Qualcuno mi potrebbe dire: «Hai scelto tu di fare il ricercatore a Malattie infettive e di vivere da solo in affitto!» Lo so, ma mi manca mamma, devo richiamarla più tardi e pregarla di passare un giorno a pulire un po’.
Rimane il fatto che la mattina un buon cappuccino ti rimette al mondo. Vediamo un po’ fuori che tempo fa!
Affacciarmi alla finestra e sorseggiare il cappuccino è una delle cose più belle, mentre il cielo, tra l’azzurro e il grigio, ti invita ad essere sereno, a ricominciare da capo un giorno, che può portarti un sacco di sorprese. E in effetti mi sorprendo.
Come è possibile? La piazza sotto casa è già piena di gente e sembra che tutto intorno a me abbia un colore più acceso, un profumo più intenso... Questo giorno già mi fa sentire felice!
È meglio sbrigarsi. «Non fare troppo il sognatore!» sembra dica la mia coscienza. «E vedi di non fare tardi all’Università!» sembra aggiungere. Sì, sì corro!
Apro la porta, esco di casa, accendo il telefono, scendo le scale, apro il portone e... la città mi riempie di luce!
«Che bello e che strano!» esclamo ad alta voce.
«Ha visto dottore?» mi dice quella pettegola della portiera, premio Nobel per il Gossip. «Questa notte sono cambiate molte cose! Lei è sempre precario, è ancora borsista o ha preso quel posto da strutturato?»
«Arrivederci, Aurora! Sono cambiate molte cose questa notte, ma la sua curiosità è sempre la stessa!». Che maleducato! Eh, ma quando ci vuole... Comunque è rimasta male, poverina!
In effetti, mi sembra tutto così diverso... Questa piazzetta alle sette e venti di mattina non è mai così piena di gente! Poi tutti con il sorriso stampato sulle labbra? E che sarà successo?
Bene, la città diventa felice. Meno male!
Ah, un messaggio sul cellulare. Eccolo, è il prof! Vediamo un po’:
«Buongiorno Alessandro, purtroppo stamattina ho avuto un piccolo contrattempo e non riuscirò ad arrivare in orario in Istituto. Posso chiederti di fare la lezione al posto mio, alle 9.30? Grazie. P.S. Usa le mie slide sulla Borreliosi di Lyme. Paolo.»
Non posso crederci! Io oggi inizio la giornata di lavoro facendo una lezione ai ragazzi del Quarto Anno! «Ma che è successo? Oggi è la giornata della Fortuna?» esclamo a gran voce dalla contentezza.
«Veramente siamo tutti felici perché finalmente da oggi il nostro è un Paese onesto!» mi dice una signora elegantissima.
«Prego?» replico io, senza aver ben capito.
«Ma non vede che oggi funziona tutto alla perfezione?» mi risponde mentre accenna un sorriso e si allontana.
In effetti la signora deve aver ragione, sono tutti felici. Io a trent’anni ho il piacere di fare quello che ho sempre sognato, una lezione agli Studenti di Medicina, e mi pare che anche gli altri stiano vivendo il loro momento di gloria.
Negozi pieni di gente e non sono ancora le otto! Persino la libreria è già aperta e non mi pare vero ma è piena di gente alle casse! «Ma allora non stiamo in crisi!» esclamo ancora ad alta voce.
«Eh no!» mi risponde un signore grassottello e dalla faccia simpatica.
Sarà meglio andare a prendere l’autobus. Altrimenti arriverò in ritardo! Ma anche qui che succede? La fermata è vuota! «Signora scusi, ma c’è sciopero? Non mi dica che pure oggi fanno sciopero?!» domando ad un’anziana sorridente, intenta a leggere un giornale, seduta sulla panchina della fermata dell’autobus, a margine della piazza.
«Giovanotto! Ma le va di scherzare?» mi risponde divertita mentre il Quarantasette arriva puntualissimo, semivuoto e con una scritta luminosissima al LED.
«Buongiorno!» dico all’autista che mi fa entrare.
«Salve!» mi risponde lui con un’aria di serenità. «Lei ha l’abbonamento, vero?»
«Sì, sì! Io sono onesto, mica come il cinquanta percento dei passeggeri, che salgono senza avere il biglietto...»
Intorno a me il gelo.
Tutti interrompono le loro conversazioni e mi fissano attoniti e muti. «La prego, sia più educato e non dica certe scemenze!» ammonisce al mio indirizzo il controllore della vettura, il quale nel frattempo mi raggiunge dal fondo del mezzo per invitarmi a stare più tranquillo.
«Scendo alla prossima, grazie!» riesco a dire tra l’imbarazzo all’autista, che accosta con ogni premura, frena delicatamente, apre gli sportelli e mi saluta augurandomi sincero ogni bene.
«Arrivederci, grazie!» rispondo io un po’ dispiaciuto.
Non riesco a capire proprio cosa stia succedendo: i negozi sono aperti e affollati, come se non fossimo in crisi, la gente è felice quando fino a ieri sera aveva il volto segnato dal malcontento e dalla frustrazione. «Nooo! Persino il giornale gratis oggi!» dico a gran voce mentre, intento a raggiungere l’Università, attraverso il grande parco pubblico dove passo ogni mattina e dove adesso dei ragazzi con la pettorina gialla distribuiscono quotidiani normalmente a pagamento. Cosa mai vista prima!
«Ma è gratuito?» domando stupito mentre una ragazza riccia mi pone in mano una copia.
«Certo!» mi risponde allegra. «Hai bisogno anche di qualche altro giornale, magari per i tuoi colleghi, i tuoi amici?»
«No no, grazie mille! Uno può bastare!» replico io tra la meraviglia.
Io non so se sto impazzendo, se sto diventando dissociato, psicotico, se sto vivendo la realtà vera della vita! Ma come? Fino a ieri la crisi, il PIL che scende, lo spread che sale, la borsa che crolla, i suicidi che aumentano, i servizi che calano, le tasse alle stelle e stamattina? Tutti felici e contenti? Cioè, meglio così, per carità, ma non riesco proprio... «No, non ci credo!» Leggo sbalordito sulla prima pagina: «Giù tutte le imposte, più ossigeno alle imprese che riaprono. Grazie al Decreto approvato questa notte, più possibilità anche per i giovani ricercatori italiani, non più costretti ad emigrare all’estero!» c’è scritto. «Ma dove avranno trovato tutti i soldi che servono?»
Continuo ad essere perplesso.
«Dottore!» esclama il Preside di Facoltà, che si avvicina a me mentre passeggia sorridente. «Anche lei qui a passeggiare? Bravo, proprio bravo!»
«Signor Preside, buongiorno! Che onore poterla incontrare!» riesco ad esclamare, chiedendomi nel frattempo come abbia fatto a riconoscermi, quando, fino a questo momento, ogni volta che lo si incontrava camminava circondato da ventotto o ventinove persone.
«Scommetto che non sa dell’ultimo Decreto Rettorale, non è così?»
«Cosa devo sapere?» chiedo accigliato e frastornato.
«Non sa nulla del concorso in Facoltà per l’assegnazione di dieci posti di Professore Associato a disposizione di giovani ricercatori?»
«Con.. che?» balbetto io disorientato.
«Si documenti, caro, si documenti! E poi passi in Presidenza a depositare la richiesta di partecipazione! Lei è brillante, può farcela. L’aspetto!» afferma sorridente congedandosi da me con confidenza e con una lieve pacca sulla spalla, come per augurarmi di vincere il posto.
«Arrivederci, Preside!» riesco a dire stupefatto.
Già, sono proprio stupefatto, col «sensorio obnubilato» tanto per dirla come i miei amici clinici. Non capisco più niente. Non riconosco neanche questo parco: «Ma è possibile che sia così lucido quando almeno fino a sabato era pieno di cartacce e porcherie varie a terra?» sussurro sottovoce.
«E noi che ci stiamo a fare, scusi?» dice seccato ma divertito un operatore ecologico che mi passa a fianco, insieme alla sua squadra.
Noto che le panchine divelte, piene di ruggine e di scritte oscene sono state sostituite da sedili più comodi e nuovi di zecca. Le fontane, prima piene di acqua stagna e melma, sono tornate a zampillare pulitissime. Poi tutti questi col cane raccolgono i bisogni con cestino, paletta... «Ma che succede oggi? Cose dell’altro mondo!»
Il clochard del parco, oggi vestito di tutto punto e visibilmente sistemato, mi si avvicina dicendomi: «Sa, oggi non le chiedo l’elemosina perché il Governo mi ha appena assegnato un alloggio, mi ha dato da vivere ed io, per parte mia, ho trovato un lavoro».
«Sono molto contento per lei!» gli rispondo. E aggiungo: «E di cosa si occuperà di bello d’ora in poi?»
«Di quello che so fare meglio: di poesia! Sono un poeta che ha passato le sue notti insonni ad ammirare, tra questi vecchi e sudici cartoni, il cielo, la luna e le stelle. Saprà di certo che la notte scorsa c’è stata la luna piena e verso le due o le tre o le quattro – non lo so di preciso perché non ho l’orologio! – ho iniziato a lavorare scrivendo questi versi che le dedico con tutto il cuore, caro giovanotto!» dichiara mentre tira fuori un pezzo di carta che inizia a leggere dopo essersi schiarito la voce, con la stessa serietà e concentrazione con cui ci si accinge a pronunciare il discorso di accettazione del Nobel a Stoccolma.
«Alla notte, si intitola. Stia a sentire:

Non c’è una stella,

eppure la luna, da sé, riesce a dare spettacolo. Questa notte il cielo è un’opera d’arte,
un capolavoro del Creato,
un mistero come sempre da sempre.
Le nubi modulano la luce,
il vento fresco spazza via gli umori,
ed io riesco a sognare
contemplando l’infinito davanti a me.
Ho in mente vite lontane,
nello spazio nel passato e nel futuro,
mentre nuvole passeggere scandiscono il presente disegnando, come onde fiammeggianti,
ciò che immagino guardandole.
Ma i suoni della città che si spegne
interrompono la mia dolce immaginazione:
spero solo di trovare, tornato presto al mio giaciglio, l’occasione di vivere un sogno più vero».

«Straordinario!» riesco a dire trattenendo a stento le lacrime ed applaudendo per la felicità.
Lui, a quel punto: «Grazie, grazie tante! Anch’io sono molto contento per lei! Finalmente oggi ha ottenuto quello che si merita!»
«Ma come fa a saperlo?» chiedo stupito.
«Quando le cose funzionano secondo logica, onestà e giustizia, ognuno deve aspettarsi compiti e ruoli in base alle proprie capacità e alle proprie attitudini. Io l’ho sempre vista andare e venire da quell’Università» afferma l’uomo indicando la fine del parco in cui sorge il Palazzo del mio Ateneo. «Ebbene, lei arriva qui alle otto di mattina e alle otto di sera esce da lì. Crede che tutto questo poi non debba essere ricompensato?» aggiunge sorridendo come per augurarmi buona fortuna.
Ancora scosso dalla commozione suscitata dall’incontro, m’incammino verso il grande edificio dell’Università, che si staglia imponente davanti a me una volta superata la recinzione del parco, che, finalmente, è pulito, curato e fiorito come non mai.
Davanti l’ingresso dell’Ateneo, che improvvisamente ha cambiato aspetto, trovo il solito usciere antipatico, il quale, stranamente, mi accoglie con un ampio sorriso, al contrario di prima, quando era solito praticare modi poco cortesi. Attraverso la nuova porta automatica a vetri e mi incammino verso l’Istituto di Malattie infettive, passando per il corridoio dove un tempo c’erano bacheche e fogliacci di ogni tipo, appesi qua e là, e dove ora trovo monitor informativi e totem touch- screen per la prenotazione degli esami e per il rilascio di certificati in tempo reale.
Arrivo sorridente alla tromba delle scale, intento a prendere l’ascensore che mi porta al Dipartimento. Raggiungo l’ingresso dell’Istituto, apro la porta ed è un trionfo di sorrisi e di «buongiorno!», tutti rivolti a me. Poi mi accorgo che alla fine del corridoio interno c’è una porta con una targa con il mio nome, il mio cognome e la dicitura «Ricercatore confermato». Entro, trovo una stanza in perfetto ordine, munita di scrivania, computer, poltroncine e condizionatore. «È il mio studio, il mio studio! Finalmente il mio studio!» grido tra le lacrime. Questa volta gli occhi sono gonfi di gioia, non di stanchezza. Dietro la scrivania, c’è una grande finestra. La apro. Mi affaccio e guardo la città che non è più la stessa: palazzi ben restaurati, cupole chiare, campanili alti e illuminati da un sole che coi suoi raggi brillanti permea ogni cosa e attraversa ogni finestra, annientando persino quella orrenda stria marrone di smog, che anche l’altro giorno sporcava l’orizzonte e non mi permetteva di inspirare a polmoni pieni l’aria pura, fresca e profumata che mi sta inebriando adesso. «Evviva l’onestà e la giustizia!» urlano i miei pensieri in un tripudio di piacere.

* * *

È già ora di alzarsi, sono le sette. Il pendolo del salottino scandisce il tempo puntuale come se fosse svizzero, mentre questa odiosa marimba della sveglia del telefono ha il suono più metallico di quello che si sente in un’acciaieria. Devo assolutamente cambiare suoneria, ma ci penserò dopo.
Io e i miei soliti, quotidiani problemi di rigidità articolare... Ma ho trent’anni! Possibile che alla mia età sia già così pieno di dolori alla schiena e alle spalle? Sono costretto ad inaugurare come uno straccio questo faticosissimo lunedì mattina!
Più mi guardo allo specchio, più non mi riconosco: sono troppo stanco! E meno male che ho fatto la doccia ieri sera, perché adesso non ho proprio le forze.
L’unica consolazione che mi rimane è il cibo: come diceva quel professore di patologia generale sul cibo? Ah sì, che le endorfine danno piacere! E meno male, perché ho fame e non sto in piedi. Zuccheri, zuccheri, mi servono zuccheri: la «botta» di cortisolo è ancora lontana.
Non capisco come faccio ad essere così disordinato: non è normale che uno di trent’anni debba prepararsi la colazione trovandosi tra i fornelli un trial clinico e un lavoro scientifico sulle endocarditi infettive. Qualcuno mi potrebbe dire: «Hai scelto tu di fare il ricercatore a Malattie infettive e di vivere da solo in affitto!» Lo so, ma mi manca mamma, devo richiamarla più tardi e pregarla di passare un giorno a pulire un po’.
Rimane il fatto che la mattina un buon cappuccino ti rimette al mondo. Vediamo un po’ fuori che tempo fa!
Affacciarmi alla finestra e sorseggiare il cappuccino è una delle cose più belle: mentre il cielo, tra l’azzurro e il grigio, ti invita ad essere sereno e a non abbandonare la speranza – per quel che è possibile in un periodo di crisi economica e soprattutto sociale – dico tra me e me: «Questa notte devo aver fatto un sogno, proprio un bel sogno... E ho tanta voglia di realizzarlo!».

Copyright MATTEO DI VINCENZO 2014

lunedì 23 dicembre 2013

Natale 2013

Il Natale è la Notte dei Tempi che si rinnova ogni anno. La sua alba è futuro.

A tutti voi, giunga l'augurio di vivere giorni nuovi, illuminati dalla speranza e colorati dalla serenità.

Greccio (Rieti), luogo del Primo Presepe del Mondo



sabato 14 settembre 2013

Il mio nuovo blog sul Mondo che cambia

Cari Amici, 
vi invito a visitare il mio nuovo Blog. Si chiama Nota a margine e potrete leggerlo collegandovi al sito www.notaamargine.wordpress.com. Come recita il sottotitolo, si tratta di un Diario di un'era complicata e nasce con l'intenzione di offrire un nuovo punto di vista in merito ad un periodo storico difficile in cui le nuove idee possono essere salvifiche e risolutive. Almeno questo è il mio proposito, questa è la mia speranza. Spero di costruire, attraverso questo nuovo strumento di informazione, un'ulteriore occasione di confronto e di dibattito. Ed è per questo che vi esorto a seguire e commentare i vari post.
Gli eredi di Vespasiano, ovviamente, resterà più vivo e vitale che mai, assumendo, però, una linea editoriale squisitamente dedicata a temi culturali e letterari, al Cicolano e al mio libro, da cui prende il nome. 

sabato 31 agosto 2013

Ricordando il Card. Martini, Intellettuale della Spiritualità

Un anno fa ci lasciava il Card. Carlo Maria Martini, già Arcivescovo di Milano, Uomo di profonda Cultura e di grandissima Fede.




Con i suoi occhi, azzurri e profetici, riusciva a guardare lontano...
Attento ai problemi della gente comune e sensibile alle sfide dell'intera Umanità, analizzava il mondo, la vita, la storia e le Scritture con apertura mentale, grazia innata ed umiltà intellettuale, illuminato da un'intelligenza finissima e avvolto da una spiritualità alta, autentica, vera.

sabato 10 agosto 2013

Le idee di "Caio" tra i verdi monti del Cicolano

All'inizio sembrava tutto compromesso dalle previsioni meteo, che da giorni "minacciavano" precipitazioni intense e continue sul Centro Italia. Invece anche il sole ha voluto assistere al Dibattito sul libro La vera casa di Caio, regalando una piacevolissima serata, piena di armonia.
E' stato un vero successo il primo evento de "Il Giardino Socratico", ciclo di manifestazioni promosse dalla Prof.ssa Mariachiara Durastante, che venerdì 9 agosto ha gentilmente aperto la sua magnifica villa di Sant'Elpidio (con vista sulla vetta del Velino) ai diversi ospiti convenuti da ogni angolo del Lazio per discutere di politica, corruzione della classe dirigente e utopia.
L'input è stato offerto dalle tematiche affrontate ne La vera Casa di Caio (Aletti Editore), vero e proprio pamphlet poetico scritto nel 2006 dalla Prof.ssa Maria Antonietta Coccanari de' Fornari, Docente di Psichiatria alla "Sapienza - Università di Roma", scrittrice, giornalista e critico cinematografico, presente all'incontro.
Questo romanzo è oggi uno strumento di grandissima attualità: profetico all'epoca della sua pubblicazione, affronta con puntualità le avventure e le idee del teorico-politologo Caio Argentali di Roccarmasina, che con largo anticipo predicava già alcuni decenni fa concetti ripresi oggi da chi vorrebbe rivoluzionare lo scenario politico.
Sono stati diversi gli interventi seguiti all'introduzione che ho tenuto sui contenuti del romanzo: chi per esperienza politica, chi per convinizioni personali, tutti i partecipanti al dibattito hanno messo in luce la necessità di cambiare la politica, poiché stanchi della competenza e della trasparenza non sempre "smaglianti" di alcuni esponenti della classe dirigente.
E' stato interessante, per chi ha assistito, constatare come tante persone, appartenenti a varie correnti di pensiero, si siano ritrovate unite nella condivisione di un'idea: nobilitare le risorse di un Paese, nell'ottica della valorizzazione di un nuovo umanesimo, che permetta la rinascita dopo il buio della crisi economica, sociale e dei valori che non ha risparmiato l'Italia. Ma tutto questo è destinato a rimanere un'utopia?
Un momento del dibattito nel Giardino Socratico di Villa Durastante.
Al tavolo, la Prof.ssa Mariachiara Durastante (a sn.) e la Prof.ssa Maria Antonietta Coccanari de' Fornari (a dx.)

Dopo l'incontro, la padrona di casa, Prof.ssa Mariachiara Durastante, ha voluto generosamente e cordialmente offrire un rinfresco a tutti i convenuti: anche questa è stata una bellissima occasione per continuare a discutere di letteratura e politica in uno spirito conviviale di amicizia e di amore per la cultura, coronato dalla bellezza del paesaggio circostante. 

martedì 30 luglio 2013

Un giardino pieno di idee nel cuore del Cicolano

In arrivo una bellissima iniziativa per tutti gli amanti della letteratura e della cultura nella Valle del Salto. 
Grazie alla felice e generosa intuizione della Prof.ssa Mariachiara Durastante, insegnante romana di casa nel Cicolano, a partire da questa estate ci sarà l'occasione di scambiare opinioni e idee culturali all'ombra del maestoso tiglio che si staglia alto nel grande giardino della signora a Sant'Elpidio di Pescorocchiano (RI).
Sarà un percorso in cui avrò l'onore di partecipare attivamente come coordinatore ed organizzatore. L'obiettivo? Portare nel cuore della Valle i grandi temi politici, economici, sociali, letterari e discuterne liberamente insieme.
Il ciclo di incontri, denominato "Il Giardino Socratico nella Valle del Salto" sarà un'occasione per ricreare una dimensione intellettuale e di dialettica tra le verdi alture del territorio. Ospiti d'onore saranno tutti i giovani del posto, che potranno dire la loro a personalità del mondo della cultura, della scienza e della politica, invitati di volta in volta.
Il logo della manifestazione


Ad inaugurare la serie di eventi, sarà la Prof.ssa Maria Antonietta Coccanari de' Fornari, Psichiatra della "Sapienza" di Roma, scrittice, giornalista e critica cinematografica. 
Venerdì 9 agosto alle ore 18.00 sarà presentato il suo ultimo romanzo, La vera casa di Caio (Aletti Editore), un vero e proprio "pamphlet poetico", che anticipa, tra le righe di una storia avvincente, il fenomeno della "rivoluzione" della politica (italiana) nei suoi contenuti e nelle sue forme. L'utopia è il filo conduttore dell'esperienza del protagonista, già ampiamente descritto nella mia Recensione del romanzo, che potete trovare cliccando su questo link.
Chi desidera partecipare alla Presentazione del libro, a cui seguirà un ampio dibattito pubblico sui temi affrontati nella narrazione, può rivolgersi direttamente a me scrivendo un'email all'indirizzo: eredi.vespasiano@gmail.com.

sabato 6 aprile 2013

Appello: Ricostruire è un dovere morale


Alla luce della drammatica situazione urbanistica in cui versano L'Aquila, l'Emilia, ma anche Palermo, l'Irpinia ecc. non sarebbe forse il caso di sbloccare gli ingenti fondi già destinati ma inutilizzabili a causa del Patto di Stabilità? In tal modo si riuscirebbe forse ad attuare quel recupero sacrosanto di cui l'Italia ha bisogno come ossigeno. Inoltre si creerebbero posti di lavoro, l'unico motore dello sviluppo sociale. Bisogna rimettere in piedi questo circolo virtuoso all'insegna dell'occupazione, altrimenti di che Belpaese vogliamo parlare?

Ricostruire L'Aquila, e restituire agli Aquilani il Centro Storico, simbolo di identità e orgoglio, è semplicemente un DOVERE MORALE.



venerdì 5 aprile 2013

L'Aquila, quattro anni dopo

IMMOTA MANET


Ricordiamo e speriamo

domenica 24 marzo 2013

Le idee rivoluzionano davvero la Storia dell’Uomo?


Commento a La vera casa di Caio di Maria Antonietta Coccanari de’ Fornari

Mi è difficile immaginare il protagonista di questa storia vestito con il classico abbigliamento tipico della sua Sicilia: coppola, camicia, giacca e panciotto. Questo perché Caio Argentali di Roccarmasina, nobili genere natus, siciliano classe 1929, è in realtà un personaggio fuori dal tempo e fuori dallo spazio convenzionalmente intesi. Egli vive la sua vita nutrendosi di arte, di passioni ma soprattutto di idee: è teorico e fondatore del M.M.U.U., Movimento Mondiale per l’Umanizzazione dell’Umanità, e lotta idealmente, soprattutto con le armi dell’eloquio, per abbattere la società fondata sull’alienazione auspicando il raggiungimento di una organizzazione non alienante con i tratti del modello comunistico-primitivo. Legge Marx, per un soffio non incontra Che Guevara, ma non è un esponente del Partito Comunista. Caio è molto di più. Caio è un utopista.
Vanta origini aristocratiche, addirittura sostiene di discendere da Carlo Magno per parte di madre, e questo non è casuale: è un brillante richiamo al grande sogno di un’Europa e di un Mondo uniti per il bene dell’Uomo, che è a tutti gli effetti il grande coprotagonista del romanzo. E Caio, che conosce alla perfezione le esperienze della vita umana, soggiornando «quando in hotel lussuosi, quando sbattuto negli orrori delle stazioni» (p. 13) di certo non può deludere le aspettative dell’Imperatore medioevale, che arriva a definire nonno come in procinto di affidarsi ad una sua protezione e ad una sua adozione spirituale. Del resto sarebbe in possesso di un anello appartenuto al grande sovrano, ma tutto ciò si confonde con la leggenda, che permea l’intera vita di Caio, la cui nascita, avvenuta misteriosamente in una grotta sui monti siciliani, sembra più un dettaglio letterario di Esiodo o di Eschilo che di Pirandello.
Eppure Caio conosce bene il Novecento, predica con larghissimo anticipo concetti che avrebbero costituito l’essenza stessa della grande crisi finanziaria, economica e sociale che dal 2007 flagella il Mondo e che vede sempre più alla ribalta ogni tipo di teorici e predicatori.
Il testo, dallo stile elegantissimo, è la perfetta fusione tra intreccio narrativo, contenuti storico-socio-politici validamente provati e riferimenti coltissimi che mostrano, in tutta la sua bellezza, l’ampia sensibilità e la profonda conoscenza dell’Autrice su tematiche relative all’arte, alla scienza e alla dottrine economico-sociali. Del resto appaiono chiari gli elementi autobiografici che la Professoressa Maria Antonietta Coccanari de’ Fornari ha inserito in questo piccolo capolavoro: dalle origini aristocratiche alla condivisione del pensiero di Alfred Adler, l’allievo ribelle di Freud, probabilmente fonte di ispirazione per la Scrittrice.
Tornando alla trama, variamente intrecciata ma mai difficile da seguire, risulta utile anticipare come Caio tenti di realizzare il suo utopico progetto idealistico-politico, costruendo sette case in sette parti del Mondo, ambasciate del sapere che diventano, nella loro stravaganza, catalizzatori culturali di diffusione del suo messaggio politico.
La prima ad essere eretta è una «casa di sghembo» costruita sulle ceneri dell’antico palazzo baronale di famiglia nella terra natìa. La Sicilia di Caio è un’isola ben diversa dalla tipica immagine mediterranea, fatta di sole, marzapane e profumo di limoni. È uno spazio dal sapore mitologico e dal gusto classico, che nulla ha a che vedere con i luoghi di Sciascia. È un paradiso «dal cielo color mare e dal mare color cielo» (p.17), dove comizi cittadini e riunioni «simil-massoniche» si svolgono tra le rovine greche di un labirinto sotterraneo. Ma Caio, disgustato dalla «disumanità del mondo umano» (p.16) va oltre il mare a portare le sue parole e, come un novello Enea, eccolo arrivare in Etiopia, dove in cerca di seguaci, ha occasione di conoscere e praticare l’amore. «Insieme agli altri non fa paura neppure la morte» (p.36) sostiene e per questo cerca di coinvolgere perfino i placidi tibetani, gli abitanti di una terra dove la tranquillità sembra turbata dalla stessa presenza del politologo siciliano in netta contrapposizione di opinioni con l’artista Emilio Gamberani, il vero antieroe del romanzo. Nella fredda Svezia, Caio costruisce una quarta casa e il gelo dell’aria e delle onde del Baltico rappresenta uno stimolo a riappropriarsi della tendenza al realismo. Diviene critico Caio. È per questo che nella successiva tappa, a New York, decide di contribuire fattivamente alla costruzione di un archivio cartaceo, attraverso un lavoro «matto e disperatissimo», che rappresenta una prima artigianale opera anagrafica dell’intera umanità. In Sudamerica conosce il computer e il dissenso. Nel Pacifico, in un’isola dal nome impronunciabile, il vero Amore.
Caio ha costruito diverse case e ha vissuto come una staffetta per «evangelizzare» tutte le terre del Mondo. Che non riconosca in nessuna di queste la sua vera patria? L’Italia, di certo, è ancora importante; a Roma vive un nipote, Angelo, che abita a due passi dalla statua di Giordano Bruno, altro rivoluzionario della Storia. Ma Caio va oltre. Dopo averle viste tutte scopre che la sua vera casa è la coscienza, intesa più come consapevolezza di sé che come tribunale interiore. «È chiaro che la coscienza è la mia vera casa. E ciascuno trovi in essa la sua» si legge a pagina 100.
La vera casa di Caio è un romanzo dove le sole idee creano avventura. È un libro che parla di Umanesimo, opponendosi all’immagine della Firenze del Quattrocento per tendere alla fantascienza improbabile di Asimov e Orwell. Del resto, pur essendo reali e tangibili i problemi descritti con minuzia quasi profetica, appare sbiadito il tratto spazio-temporale della realtà. La stessa Autrice ammette di aver parlato di un «mondo che non c’è».
Stilisticamente è da apprezzare l’anafora delle aggettivazioni che rendono benissimo le immagini. E, in conclusione, desidero definire l’opera mutuando le parole dello stesso protagonista: si tratta di un racconto «bellissimo come inverosimile». Ci insegna che cosa si intenda per utopia. Caio è un utopista, Caio è un sognatore che compie un nòstos, un ritorno alla vera origine e al vero significato ontologico dell’Uomo, mentre noi, hic et nunc, siamo soltanto nel bel mezzo del viaggio.


Matteo Di Vincenzo


Maria Antonietta Coccanari de' Fornari, La vera casa di Caio, Aletti Editore, Villanova di Guidonia 2006, pp. 109, € 14,00

mercoledì 20 marzo 2013

"Il vero potere è il servizio"


Francisco, ànimo y ternura!

giovedì 28 giugno 2012

Cultura e Solidarietà: a Roma un convegno sul Volontariato

Umanesimo, gratuità, cooperazione, formazione. È all’insegna di queste idee che si è aperto il primo Convegno a Roma dell’Associazione «Cultura e Solidarietà», Organizzazione di volontariato che dal 2009 opera presso il Duomo di Tivoli, garantendo la crescita culturale e formativa di molti adolescenti del quartiere medievale e promuovendo la riscoperta e la valorizzazione di quei luoghi della nostra Città che, seppur ricchi di storia e pregio, sono completamente ignorati dal turista meno attento, calamitato solo dal fascino dei siti più famosi.

Venerdì 18 maggio sono stati molti i tiburtini intervenuti a Santa Maria in Trastevere, presso cui si sono svolti i lavori sul tema L’esperienza del volontariato tra Cultura e Solidarietà. L’incontro, moderato da Matteo Di Vincenzo, organizzatore dell’evento con la Prof.ssa Maria Pia Trusiani, ha visto la partecipazione di illustri relatori che hanno declinato, dal proprio punto di vista e alla luce della loro esperienza, la parola «solidarietà». E l’invito alla cooperazione contro una crisi finanziaria, economica e soprattutto sociale, come quella attuale, è stato il leitmotiv della serata.

Dopo i saluti personalmente rivolti al pubblico dal «padrone di casa», Mons. Marco Gnavi, Parroco di Santa Maria in Trastevere e Delegato del Vicariato di Roma per l’Ecumenismo, è stata la volta di Don Fabrizio Fantini, Parroco del Duomo di Tivoli e Presidente di «Cultura e Solidarietà». Don Fantini ha messo in luce le finalità e gli scopi dell’Associazione tiburtina, presentando le attività che vi si svolgono quotidianamente e sottolineando come carità e cultura siano elementi imprescindibili nel percorso di crescita dei ragazzi.

In seguito si è parlato di volontariato negli ospedali e di cura ai malati terminali e puntuale è stato, a tal proposito, l’intervento del Prof. Numa Cellini, Ordinario di Radioterapia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia «Agostino Gemelli» dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il Professore ha espresso i suoi concetti partendo da immagini della Storia dell’Arte e, come in un racconto intriso di emozioni, ha presentato al pubblico l’ambizioso progetto della Rete del Sollievo, testimoniando la necessità di garantire al paziente in fine-vita un ambiente familiare e confortevole in cui trascorrere gli ultimi giorni, una casa dentro l’ospedale.

Argomenti di bioetica sono stati invece affrontati dalla Prof.ssa Maria Luisa Di Pietro, Docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore e alla Pontificia Università Lateranense e Membro del Comitato Nazionale per la Bioetica. La Bioeticista, esperta di fama internazionale, ha messo in evidenza come le problematiche legate alla difesa della vita abbiano una connotazione sociale e a sostegno di questa tesi, già avvalorata dal Card. Elio Sgreccia, suo Maestro e padre della bioetica in Italia, sono stati portati esempi di associazioni che in ambito civile si battono a sostegno della sacralità e dell’inviolabilità dell’esistenza umana, ritenuta un valore non negoziabile.

Magistrale è stata la relazione della Prof.ssa Maria Antonietta Coccanari de’ Fornari, che, oltre ad essere una nota Psichiatra della «Sapienza», riveste il ruolo di Presidente della Sezione tiburtina dell’A.M.C.I., Associazione Medici Cattolici Italiani. Il suo intervento, dal titolo Il rapporto con il paziente immigrato: presupposti teorici ed esperienza nel volontariato, è risultato essere un’analisi precisa e dettagliata sulle problematiche di una società che si appresta a diventare sempre più multietnica e che deve garantire, anche dal punto di vista della sanità, attenzione e rispetto nei confronti delle altre culture. Interessanti sono stati i dati che l’esperta ha esposto ai presenti illustrando le attività dell’Ambulatorio A.M.C.I.-Caritas di Tivoli, istituzione in cui si registra un progressivo aumento di richieste da parte di pazienti stranieri.
Toccante è stata l’esposizione di Suor Mariangela Marognoli, delle Suore di Carità dell’Assunzione, che nella Casa di Primavalle, «aperta a tutti!» come ha asserito la religiosa, svolge assieme alle consorelle un’opera di solidarietà a 360 gradi, ospitando chi vive nel disagio in un quartiere già di per sé difficile e problematico. È stato significativo il richiamo all’istruzione ed alla formazione culturale, che le Suore di Carità dell’Assunzione offrono ai ragazzi attraverso un servizio di ripetizioni e lezioni pomeridiane gratuite che, impartite da volontari, si realizzano in modo analogo a quanto avviene a Tivoli con «Cultura e Solidarietà». Il contributo di Suor Mariangela, che ha anche parlato a lungo di «educazione alla carità», si è concluso con la lettura di testimonianze raccolte tra gli stessi volontari del suo istituto, che definiscono appagante e soddisfacente l’impegno gratuito assicurato ogni giorno e che considerano la carità un mezzo di autorealizzazione.
E di doposcuola ha fatto cenno anche il Prof. Paolo Impagliazzo della Comunità di Sant’Egidio, che, oltre a parlare della Scuola della Pace e delle operazioni diplomatiche svolte in Mozambico dalla sua gloriosa Associazione (fondata da Andrea Riccardi nel 1968), ha commosso tutti i presenti raccontando la storia di Modesta Valenti, che, arrivata da Trieste a Roma per incontrare il Papa, finì la sua sfortunata esistenza di senzatetto tra i cartoni della Stazione Termini, dove morì in seguito ad un malore, non essendo stata soccorsa perché troppo sporca.

Dopo il Convegno, ad allietare i numerosi presenti sono stati tre amici di «Cultura e Solidarietà»: Gianni Pasqua, Alberto Maria Tarantino e Grazia Palma Testa, che hanno riproposto i divertenti ed apprezzati Incontri immaginari tra Trilussa e Tito Silvani. L’originale recitativo, che affianca ad opere poetiche di uno dei più celebri rappresentanti della letteratura romanesca gli scritti del maggior poeta dialettale di Tivoli, è stato accompagnato da piacevoli ed accurati effetti sonori, che hanno contribuito a portare nella sala un’atmosfera d’altri tempi.

Intorno alle 20.30 il gran finale, con la partecipazione alla suggestiva Preghiera della Comunità di Sant’Egidio, che ogni sera viene celebrata nella Basilica di Santa Maria in Trastevere tra canti polifonici e meditazioni.

In termini semplici ma ispirati da un sentimento profondo di carità, è stato possibile realizzare un momento di riflessione e confronto su una tematica estremamente importante e urgente, ampiamente richiamata in quel Deus caritas est più volte citato nel corso dei lavori. Del resto, mutuando le parole di Seneca (De beneficiis 6.3), è peraltro vero che «hoc habeo, quodcumque dedi», io ho quel che ho donato. Soprattutto in tempi di crisi.


                                                                                Matteo Di Vincenzo

Articolo pubblicato sul Notiziario Tiburtino, numero 6, giugno 2012


sabato 5 maggio 2012

L'esperienza del volontariato tra Cultura e Solidarietà

La locandina dell'evento
L’Associazione «Cultura e Solidarietà», Organizzazione di volontariato che opera presso il Duomo di Tivoli, organizza per il giorno 18 maggio 2012 un evento culturale sul tema: L’esperienza del volontariato tra Cultura e Solidarietà.
L’incontro, che avrà inizio intorno alle ore 16.45, si terrà presso una sala della Parrocchia di Santa Maria in Trastevere a Roma e vedrà la partecipazione di illustri relatori, che parleranno delle proprie esperienze nel campo della solidarietà, mettendo in luce i diversi aspetti che compongono il mondo del volontariato.




Interverranno al Convegno:
  • il Prof. Numa Cellini (Università Cattolica del Sacro Cuore – Roma),
  • la Prof.ssa Maria Antonietta Coccanari de’ Fornari (Sapienza Università di Roma),
  • la Prof.ssa Maria Luisa Di Pietro (Università Cattolica del Sacro Cuore – Roma),
  • Suor Mariangela Marognoli (Suore di Carità dell’Assunzione),
  • Prof. Paolo Impagliazzo (Comunità di Sant'Egidio),
  • Don Fabrizio Fantini (Presidente dell’Associazione «Cultura e Solidarietà» di Tivoli).
Al termine dei lavori, intorno alle 18.30, avrà luogo la rappresentazione di un originale recitativo su un incontro immaginario di due poeti anagraficamente contemporanei: Trilussa e Tito Silvani, interpreti inimitabili del sentimento popolare della Roma Trasteverina (il primo) e della Città di Tivoli (il secondo).
L’ingresso, libero, sarà reso possibile a partire dalle ore 16.20 ca. da Via della Paglia, 14.
Per ulteriori informazioni: culturaesolidarieta@alice.it

venerdì 6 aprile 2012

L'Aquila, tre anni dopo

La strada da percorrere è ancora molto lunga.


venerdì 23 dicembre 2011

Natale 2011



Giunga a tutti voi l'augurio più sincero di un buon Natale e di un 2012 ricco di soddisfazioni!

giovedì 8 settembre 2011

A Castel Madama full immersion di emozioni con Cloris Brosca

Vi segnalo una bellissima iniziativa che si svolgerà a breve presso Castel Madama, grazioso paese della Valle dell'Aniene a due passi da Tivoli.
L'eccezionale Cloris Brosca (nella foto), resa celeberrima dal ruolo della "zingara" nei fortunati format Rai Luna Park e La Zingara e considerata una delle migliori attrici che il Teatro italiano conosca, leggerà memorabili pagine della nostra Letteratura, accompagnata dalle musiche di Nicola Puglielli, in Terapia d'urto per inappetenti della Letteratura e non solo. "Spizzicando tra pietanze classiche e contemporanee", la poliedrica attrice partenopea spazierà dalla Divina Commedia di Dante a brani di Erri De Luca, passando per Petrarca, Manzoni, Leopardi, Baricco e non solo, per regalare al pubblico una vera serata d'Autore!

Appuntamento a Castel Madama (A24, Uscita Castel Madama), Teatro Comunale, domenica 25 settembre 2011 ore 17.30.
Siate numerosi!

Attenzione: per assistere allo spettacolo è necessaria la prenotazione presso l'ufficio della Pro-Loco di Castel Madama, sito in Piazza Garibaldi, 8. Il costo del biglietto è di € 2,50.

Per ulteriori infomazioni telefonare allo 0774/449500 o al 349/0714219 oppure scrivere a proloco.castelmadama@libero.it